Quando venne al mondo quell'esserino così debole e indifeso si è subito presa un pezzetto di cuore di chiunque le stesse vicino. Il mio si è spezzato e ricucito così tante volte che ne ho perso il conto... il cuore di mio marito, della mia mamma, di mio fratello e di tanti altre persone care noi facevano il coro con il mio.
Un anno intero lo abbiamo passato in quell'ospedale così lontano e così brutto! In una stanzetta così piccola e scomoda, ogni volta con nuovi coinquilini a farci compagnia, con cui condividere timori e speranze o anche da sopportare sperando che se ne andassero presto... Si, tutti se ne andavano e noi eravamo sempre lì, passavano i giorni, le settimane, i mesi e noi sempre lì. Iniziavo ogni santo giorno chiedendomi quale tegola ci sarebbe caduta in testa, ne capitavano di tutti i colori.
E quel piccolo esserino subiva tutto, stremata, debolissima, sempre più malata, sempre più "torturata" da tutte le cure. Quante volte ho temuto di perderla lo sa solo il cielo. Quante volte all'entrata nelle sale operatorie mi sentivo dire "Signora... SE esce...."
Quante volte ha vinto le sue battaglie lo so io: sempre!
Ad ogni nuovo problema la fila dei medici che entravano e uscivano dalla stanzina triste era sempre più lunga, le cure sempre nuove, gli esami sempre più invasivi, gli effetti sempre più crudeli. Ma lei ce la faceva sempre. Ed entrava sempre più anche nei cuori di ogni infermiera e di ogni medico, in particolare del suo "secondo papà" che ancora oggi continua a seguirla.
Nessuno tra tutti quei medici, professori, luminari, avrebbe scommesso dieci lire (si... c'erano ancora le nostre care vecchie lire) di vederla sopravvivere al suo primo compleanno.
E oggi sono diciotto!
Auguri Fedra, amore mio! Mia vera maestra del significato della parola "Forza"